Urbino, seconda tappa


Urbin in dialetto Gallo-piceno

Quando mi immaginavo come poteva essere Urbino, non era sicuramente cosi. Mi sono trovata davanti una città tutta in salita, tutta da scoprire. Strade ciottolate si intrecciano con vicoli stretti, bellissimi palazzi tutti in fila e tanta storia tutta da scoprire.

Dal 1998 il suo centro storico è patrimonio dell’Unesco. E come non potrebbe esserlo? Questa città ha origine lontane e in epoca romana veniva chiamata Urvinum Mataurense ( in latino urvus cioè ricurvo, che potrebbe riferirsi all’andamento della collina, il Poggio).

Urbino…..in cima a un monte di media altezza, ma adagiantesi da ciascun lato secondo ogni piega del pendio, di modo che non ha nulla su un medesimo piano e dovunque si deve salire e scendere.

La Fortezza Albornoz…

Parcheggiando nel piazzale ed alzando gli occhi al cielo ci troviamo davanti la Fortezza Albornoz. Una fortezza che mi lascia senza fiato. Chi ha dato il nome alla fortezza è il famoso Egidio Alvarez Carillo de Albornoz, il cardinale di papa Innocenzo VI. Salendo nel parco, aperto al pubblico e dedicato alla resistenza, si può ammirare tutta la città, fino ai colli che cingono la città, fino alla chiesa di S. Bernardino. L’interno è sede dell’Accademia di Belle Arti, che ospita la mostra “Bella Gerit”con rinvenimenti archeologici emersi durante il restauro della struttura.

La casa natale di Raffaello…

Dopo aver superato la prima porta della città ed aver percorso qualche centinaia di metri in salita, ci troviamo davanti a quella che una volta era la casa di Raffaello. La facciata quattrocentesca simile a tutte le altre case mi inganna, perché in verità era l’abitazione di una ricca famiglia. Tre piani con cortile e bottega che dopo la morte del pittore passarono di mano in mano fino ad essere acquistata, nel 1635, dall’architetto Muzio Oddi, che appose sulla facciata l’iscrizione latina che recita cosi “in questa piccola casa nacque il 6 aprile 1483 l’immortale ed esimio pittore Raffaello, Venera dunque, o ospite, il nome di tanto grande e non meravigliarti: scherza la divina provvidenza negli eventi umani, e spesso nelle cose piccole racchiude quelle grandi”. Oggi casa Santi è un museo dove è possibile approfondire la storia del pittore. Possiamo ammirare la pietra utilizzata per macinare i colori presente nel cortile e diversi dipinti di Giovanni Santi e l’affresco che raffigura la Madonna con il bambino che dovrebbe essere stato realizzato quando Raffaello era giovane.

Orto Botanico…

La mia parte preferita. Devo dire la verità, ho una passione per gli orti botanici. Mi brillano gli occhi quando nelle città che visito posso vederne uno. Questo di Urbino è sicuramente uno dei più affascinanti che ho visitato, e purtroppo anche uno dei meno conosciuti. Un tempo era un orto recintato che lo collegava al convento di S. Francesco. Nel 1809 poi fu trasformato in Orto Botanico e nel 1813 si realizzò una serra per le piante esotiche. Nel 1884 venne ceduto all’Università di Urbino che lo curò e fece crescere oltre duemila specie di piante suddivise per famiglie. L’entrata è molto particolare, con colonnati neoclassici imponenti. L’atrio, decorato con vedute di diversi paesaggi che ci portano alla vetrata variamente colorata che cela la bellezza e il verde che c’è dopo.

l’ingresso dell’Orto Botanico

L’ Orto botanico è suddiviso in tre terrazzamenti inclinati:

  • Primo terrazzamento (Hortus simplicium). Questa zona, completamente ristrutturata e modificata nei primi del 900, presenta al centro una piccola vasca con alcune specie acquatiche. Da questo punto si può ammirare la lunga e imponente scalinata a tre rampe che porta all’ingresso principale dell’Orto e la serra realizzata nel 1813 dal De Brignoli dove sono presenti tutte le piante che non sopportano i freddi invernali e che nel solo periodo estivo vengono spostate lungo i vialetti e le aiuole del giardino. Questo terrazzamento è utilizzato per la coltivazione e lo studio delle piante medicinali (tredici aiuole), con bordura in bosso, e divise secondo il loro uso (piante attive sull’apparato cutaneo, digerente, sul sistema cardio-circolatorio, nervoso, genito-urinario, respiratorio, piante con azione purgativa, antiparassitaria e insetticida).
  • Secondo terrazzamento. Tutta la zona, è suddivisa in aiuole rettangolari lunghe e strette che delimitano dei piccoli sentieri. La disposizione delle specie erbacee ed arbustive, disposta secondo il sistema linneano, poi modificata secondo le esigenze della coltivazione e delle condizioni climatiche locali. Ci sono aiuole dedicate alle famiglie delle Juglandaceae, Orchidaceae, Liliaceae, Iridaceae, Amaryllidaceae, Cyperaceae, Caryophyllaceae, Violaceae, Resedaceae, Cruciferae, Papaveraceae, Ranunculaceae, Berberidaceae, Musaceae, Commelinaceae, Araceae, Juncaginaceae, Graminaceae, Polypodiaceae, Urticaceae, Aristolochiaceae, Polygalaceae, Cistaceae, Chenopodiaceae, Hypericaceae, Rosaceae, Saxifragaceae, Phytolaccaceae, Dioscoreaceae, Crassulaceae. Le ultime aiuole poste in vicinanza dell’edificio del convento di San Francesco in posizione d’ombra e di umidità, ospitano la sezione dedicata alle felci. Lungo i vialetti è possibile ammirare anche alcuni esemplari ad alto fusto: Fraxinus excelsior L. var. pendula), Tilia heterophylla Vent., Gleditschia triacanthos L., Calliandra houstoni Benth.
  • Terzo terrazzamento. Sono presenti specie appartenenti alla famiglie delle Araliaceae, Euphorbiaceae, Leguminosae, Labiatae, Malvaceae, Compositae, Solanaceae, Scrophulariaceae, Caprifoliaceae, Valerianaceae, Rubiaceae, Verbenaceae, Apocynaceae, Rutaceae, Punicaceae, Lythraceae, Umbelliferae, Asclepiadaceae, Geraniaceae, Primulaceae, Campanulaceae, Plantaginaceae, Oenoteraceae, Linaceae, Gentianaceae, Boraginaceae. Dislocati tra le aiuole troviamo: un Taxus baccata L., un imponente Fagus sylvatica L.,e un Liriodendron tulipifera L.) che risalgono all’epoca della fondazione dell’Orto. Questo ultimo ripiano termina con il muro di cinta dove solo in estate viene collocata una parte della collezione di piante grasse.

Usciti dall’Orto botanico ci imbattiamo la scenografica fontana in onore di Papa Benedetto XIII Orsini fatta costruire dalla popolazione. Di fronte alla fontana troviamo Palazzo Albani, famiglia di origini albanesi.

Fontana che si trova di fronte all’Orto Botanico di Urbino

Io credo che se c’è qualcosa che contraddistingue Urbino è proprio d’essere un luogo dell’anima

(Umberto Piersanti)

In Largo Clemente XI è presente una scultura appoggiata su un basamento che raffigura un papa mentre da la benedizione. La statua raffigura S. Pietro Celestino, compratono di Urbino ed è stata donata nel 1737 dal cardinale Annibale Albani e realizzata da Bartolomeo Pincellotti.

Prima di entrare nella chiesa di S. Spirito, quasi al centro della piazza è presente una colonna. Questo monumento fu portato dalla Basilica dei S. Apostoli di Roma ad Urbino, ordinato dal cardinale Annibale Albani. Prima era stata posta fuori dalla porta S. Lucia, e poi spostata dove si trova attualmente.

Ultima ma non per importanza,eccoci nella chiesa Di Santo Spirito. Dopo aver oltrepassato il portale in pietra bianca ci troviamo all’interno di una piccola chiesa rettangolare con tele alle pareti e un soffitto pieno di dipinti, eseguiti dal pittore Girolamo Cialdieri, originario di Urbino. Quindici riquadri nei quali sono raffigurati di quattro profeti negli angoli, dei sette doni dello Spirito Santo e di quattro episodi biblici ed evangelici.

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