Sant’angelo in Vado, quarta tappa

Sant’Angël in dialetto gallo-piceno

anticamente Tifernum Mataurense

Questa piccola cittadina marchigiana, è sicuramente da visitare. Il fiume che la attraversa e vi apre uno scorcio verso il paese, vi piacerà sicuramente. Non ci vorrà molto a girarla, in qualche ora l’avrete vista tutta, ma vi rimarrà nel cuore proprio come è successo a me. Sorge sulle rovine dell’antica Tiphernum Mataurense (deriva da tipher o tifia, pianta acquatica che si sviluppa nelle zone paludose). C’era un antico municipio romano come testimoniano i molti reperti archeologici ritrovati e oggi conservati nell’Antiquarium della città. I Longobardi ricostruirono il nuovo abitato sulle rovine della città romana quasi completamente ricoperte dai terreni alluvionali, e lo dedicarono all’arcangelo Michele, di qui il nome di Sant’Angelo.

Fa parte della Valle del fiume Metauro, a pochi km di distanza da Mercatello sul Metauro e a 70 km di distanza dal capoluogo di Provincia è cioè Pesaro, con una popolazione residente di 4.033 persone. Fu sede vescovile, ora unita nell’arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado. Dal 1964 si tiene la Mostra del Tartufo Bianco Pregiato che si svolge nelle ultime tre settimane di ottobre con diverse iniziative culturali, gastronomiche, sportive, scientifiche e di spettacolo. E’ presente il Centro Sperimentale di Tartuficoltura per lo studio e l’applicazione di tecniche di coltivazione, all’avanguardia per le tecnologie di micorizzazione e di certificazione. A fianco del Centro è presente un grande vivaio forestale che produce ogni anno migliaia di piantine tartufigene.

Il centro storico è ricco di monumenti di varie epoche. Dal trecentesco Palazzo della Ragione sovrastato dalla Torre Civica (‘el Campanon’) alla settecentesca Cattedrale, dagli antichi palazzi Santinelli, Grifoni, Clavari e Mercuri al secentesco Palazzo Fagnani (sede comunale dal 1838). Fra le chiese più ricche di opere d’arte si possono visitare la chiesa di S.Maria extra muros con l’adiacente ex monastero dei Servi di Maria, la chiesa di S.Chiara con il relativo convento, quella di S.Caterina del Corso e S.Caterina delle Bastarde, la seicentesca chiesa ottagonale di S.Filippo e l’oratorio dell’Immacolata, S.Bernardino, S.Francesco e la cinquecentesca S.Maria degli Angeli con adiacente chiostro coevo. S.Angelo in Vado ha dato i natali a tre pittori celebri. Ai fratelli Federico e Taddeo Zuccari, attivi soprattutto a Roma nella seconda metà del XVI secolo, e Francesco Mancini che a Roma tenne bottega nella prima metà del XVIII secolo dove ebbe fra i suoi allievi più di un marchigiano.

transitammo dapprima, lungo il Metauro, per una bella città, S.Angelo, appartenente allo stesso duca e dotata di buonissime strade

Michel de MontaigneJournal de Voyage en Italie / Giornale di Viaggio in Italia1581

Chiesa di S. Maria Extra Muros

La Chiesa dei Servi di Maria è il primo complesso che si incontra quando si arriva in paese. Fu consacrata nel 1331 e chiamata extra muros per distinguerla da quella che i serviti avevano lasciato in gestione all’ordine femminile, situata all’interno del paese. In stile romanico, fu in seguito rimaneggiata e si furono aggiunti altari intagliati e quasi tutti indorati. Mostra l’ingresso mutato ora su una parete mentre l’entrata di fronte al presbiterio, quella originale, è stata murata. Ha una ricca sezione archeologica e il Museo d’Arte Sacra con opere di alto valore. Custodisce un rilievo in bronzo assegnato a Lorenzo Ghiberti (1400 ca) raffigurante la Vergine assunta in cielo tra angeli musicanti e collocato sull’altare della famiglia Grifoni; la Sacra Conversazione di Raffaellino del Colle, firmata e datata 1543; una Natività del Battista assegnata a Santi di Tito (seconda metà del ‘500); un affresco tornato alla luce qualche anno fa’ di Francesco Nardini (1560 ca) con l’Adorazione dei Magi e la strage degli Innocenti tre tele del pittore vadese Francesco Mancini: San Pellegrino Laziosi guarito grazie al crocifisso, la Vergine che dona lo scapolare ai sette santi fondatori dell’ordine servita e il carro con la vergine guidato dal leone e dall’agnello (1740-42). Il Convento dei Serviti ospitò diversi frati, oggi dichiarati beati, quali Vittorio, Bartolo, Tommaso e Girolamo Ranuzzi, il consigliere di Federico da Montefeltro (1422-1482). In data 4 marzo 2014, la chiesa di Santa Maria extra muros, insieme alle chiese di San Filippo e Santa Caterina delle Bastarde sono state acquisite dalla Arcidiocesi di Urbino in diretta gestione.

Basilica Cattedrale di S. Michele Arcangelo

La Basilica Cattedrale dedicata a San Michele Arcangelo venne ricostruita quasi ex novo nel Settecento perché ritenuta troppo modesta rispetto agli altri luoghi sacri della cittadina. Quando la città romana risorse dopo le distruzioni gotiche del VI secolo con il nome di Sant’Angelo in Vado, elesse a proprio protettore l’Arcangelo Michele, al quale fu dedicata la Pieve, punto di riferimento per la vita religiosa e civile nei secoli successivi. Nel 1639 la Pieve venne consacrata Cattedrale dal Papa Urbano VIII che elevò S. Angelo in Vado al grado di Città e Diocesi. La nuova cattedrale venne consacrata nel 1770 e si presenta ora a tre navate con due cappelle laterali, l’una dedicata alla Madonna del Pianto e l’altra pertinente alla Confraternita degli Ortolani.

Domus del Mito

A Sant’Angelo in Vado è sono stati scoperto pavimenti musivi, di buona e ottima qualità, e per lo più splendidamente conservati, questo grazie agli ultimi scavi condotti dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Ancona, che hanno messo in luce l’intera articolazione di una grande Domus gentilizia eretta verso la fine del I° secolo d.C. ampia circa 1.000 metri quadrati e impreziosita da un ricco complesso di mosaici figurati bicromi e policromi. La Domus rappresenta il più importante ritrovamento archeologico venuto alla luce negli ultimi 50 anni. L’elevato numero di figure per lo più legate alla mitologia classica, l’hanno fatta battezzare “Domus del Mito”. I pavimenti musivi, di buona e ottima qualità, e per lo più splendidamente conservati, esibiscono soggetti vari che mostrano l’inserimento dell’antica città di Tifernum Mataurense nel circuito di cartoni e maestranze specializzate e la presenza in essa di una committenza colta e raffinata. Fra i temi raffigurati spiccano Nettuno ed Anfitrite sul Carro del Trionfo condotto da cavalli marini che vi accolgono, Dioniso vi inebria e la bella Medusa vi pietrifica. A seguire, il riquadro con Scena di Caccia, la Lotta Marina nell’emblema del sontuoso mosaico del triclinio, la murena morde il polipo che agguanta l’aragosta e tutt’attorno quaranta medaglioni figurati, oltre ad un fastoso repertorio di motivi geometrici in bianco e nero. Purtroppo, non abbiamo visitato tanta bellezza, ma possiamo solo immaginare cosa è stato ritrovato.

Bibliografia

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