Beauty dal mondo

L’abbronzatura dagli aviatori ai tormentoni estivi

L’abbronzatura, oggi simbolo di vacanze e benessere, un tempo era associata agli schiavi e alle classi inferiori che lavoravano sotto al sole (vedi Il fondotinta negli anni).

Già dai primi anni del ‘900 l’esposizione al sole viene associata alla salute. Nel 1903 il medico danese Niels Ryben Finsen riceve il premio Nobel per la fototerapia, una terapia basata sull’uso della luce ultravioletta efficace nel curare malattie della pelle come il lupus vulgaris e altre malattie dovute alla mancanza della vitamina “d” come il rachitismo.

Nel tempo, l’abbronzatura diventa sinonimo di benessere e di vita agiata, mente il colorito pallido è associato alle classi meno abbienti che, costrette a lavorare al chiuso in ufficio o in fabbrica, non hanno le possibilità economiche per le vacanze.

La Piz Buin Glacier Cream è il primo prodotto solare sviluppato nel 1946. Secondo l’azienda produttrice Johnson & Johnson, l’idea venne qualche anno prima quando lo studente di chimica Franz Greiter prese una scottatura scalando la vetta del Piz Buin (montagna tra Svizzera e Austria).

La diffusione di massa del solare la si deve al farmacista e aviatore della Florida Benjamin Green che, durante la seconda guerra mondiale, ideò una lozione per proteggere i piloti statunitensi di stanza nel Pacifico dai forti raggi solari: la Red Veterinary Petrolatum costituita da una sostanza rossa simile alla vasellina. In seguito aggiunse burro di cacao e olio di cocco. Il brevetto acquistato dalla Coppertone viene perfezionato e messo in vendita con il suo marchio divenuto famoso nel 1953 grazie ad una efficace campagna pubblicitaria con la bambina in spiaggia tirata da un cagnolino nero che afferrava il costume rivelando la differenza di abbronzatura con lo slogan “Don’t be a Paleface” – “ Non essere un viso pallido”.

Oggi conosciamo le tecniche per un’abbronzatura perfetta e sicura, consapevoli degli effetti benefici del sole come fonte di energia che stimola la produzione della vitamina “d”, migliora l’umore e la sua mancanza può causare la depressione stagionale chiamata SAD – disturbo affettivo stagionale.

Ricordiamo in Cina l’uso del facekini, il costume per il viso, in Giappone le tecniche usate dalle geishe per avere un volto chiarissimo, mentre in Brasile dilaga la moda marquinha: prendere il sole con del nastro adesivo sistemato ad hoc sulla pelle per avere dei segni perfetti sulla pelle che si intravedano dai vestiti, sui fianchi e décolleté…

E tu che tipo sei? “L’Abbronzatissima sotto i raggi del sole… con il viso nerissimo” di Edoardo Vianello o “Abbronzate, tutte chiazze, pellirosse un po’ paonazze” di Mina?

A ognuna la sua tintarella

Be different!

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